Ti ho precedentemente spiegato di come, nei graffiti-writing, sia fondamentale scrivere lettere e, possibilmente, farlo con un lettering (tu chiamalo se vuoi “alfabeto”) il più personale possibile. Il “gioco” insomma gira attorno al famoso STUDIO DELLA LETTERA.
Se vuoi fare writing devi scrivere lettere, come se vuoi giocare a calcio devi utilizzare i piedi per cercare di segnare, altrimenti fai un altro sport, senza problemi per me, per te e per tutti gli altri.
Qui uguale.
Detto questo, appena iniziato mi trovai catapultato in un mondo totalmente nuovo: dovetti cercare il mio percorso, in un microcosmo che non aveva ancora totale coscienza di sé e si stava espandendo in modo rapido non ancora prevedibile, in un cammino che definire “a ostacoli” è quasi un eufemismo.
I primi PEZZI che dipinsi fecero soggettivamente ed oggettivamente schifo.
Ero carente nella conoscenza dei materiali, della tecnica, degli stili esistenti, non avevo grosse basi di disegno, tantomeno di calligrafica.
Cazzo ero un TOY.
Una cosa mi era chiara: dovevi utilizzare gli spray perché la scena non era ancora aperta mentalmente a contaminazioni di alcun tipo.
Usare il nastro adesivo (per fare qualsiasi cosa, sfondo compreso) era da TOY e rischiavi di essere CROSSATO o deriso. Usare i pennelli era da TOY e rischiavi di essere CROSSATO o deriso.
Fare un disegno simile ad un altro era da TOY e rischiavi di essere CROSSATO e PICCHIATO.
Insomma il sistema prevedeva originalità nello stile e l’utilizzo delle bombolette spray. Alla fine le regole erano anche semplici, ma tra il dire e il fare c’era di mezzo il disagio.
Internet era agli albori e l’evoluzione della scena era mancante di questi ultimi 20 anni che ho vissuto anche io: in due decadi abbiamo spinto a bomba ragazzi, avessi fatto all’epoca uno dei pezzi che faccio ora sarei stato il King supremo. #einvece non sono un cazzo. Giustamente tra l’altro.
Detto questo, gli spunti che passavano erano pochi, dovevi spostarti nelle grosse città vicine per capirne qualcosa e trovare qualche FANZINE (ad uscita periodica casuale e riportante, come già detto, pezzi di almeno un anno prima). La città più vicina era UDINE i cui writers avevano contatti con le scene di MESTRE e PADOVA che, scopriremo, portavano avanti stili di pensiero diversi. Ad ogni modo non c’erano ancora tantissime contaminazioni e non avevi tutti questi stili da poter scegliere: facendo un riassunto di quelli brutti (colleghi non incazzatevi, sto semplificando) c’era quello newyorkese, il wild e i 3D. Se facevi 3D ti schifava chiunque, non eri considerato writer e il 90% della scena non ti avrebbe portato rispetto. Scelsi il 3D un poco perché sta storia di andare contro a tutto cade in modo ciclico nella mia esistenza, un poco perché credo che il discorso dei giochi di luce ed ombre facessero facilmente presa su un novizio qual’ero.

Portrait: Mirko Reisser (DAIM) in Front of “DEIM – auf der Lauer” | spraypaint on wall | 04.2005 | Exhibition: “SMELL OF PAINT IN THE AIR”, K3- Kampnagel, Hamburg / Germany

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